giovedì 1 febbraio 2007

Welcome to...

Welcome to... the United States of America. La mia collega è appena partita per New York. Ho sentito dentro di me un piccolo vuoto. No, non per la collega che seppure bella e simpatica, non è il mio tipo ed è pure sposata e per di più torna settimana prossima!. Ho sentito il vuoto perchè andare a New York è qualcosa che ti cambia. Quando atterri, sia al JFK che a Newark, al termine di scale e corridoi ti trovi in un immenso salone. Un salone smisurato come quello di un intero padiglione di una delle nostre fiere. E' il salone dove c'è il controllo dell'Immigrazione, dove ti controllano il passaporto, ti prendono le impronte e ti fanno fare smile prima di prenderti la foto con la webcam. E' un salone grande grande con tante bandiere americane sventolanti e lunghi serpentoni di persone in attesa di entrare lì, in una delle città più famose del mondo, sulla terra del più potente stato della terra. Quando sei lì ti viene spontaneo pensare alle centinaia di migliaia di italiani che sono emigrati in america tanti anni fa e a te stesso, ora, simile a loro se non altro perchè dovrai passare gli stessi controlli (anzi di più!). E alla fine, quando il poliziotto di frontiera dopo tutti i controlli e averti chiesto cosa sei venuto a fare lì, ti dice "Welcome to the United States" il cuore ti si apre e quasi non credi di poter finalmente andare avanti e entrare in questo splendido paese di cui hai sentito parlare tanto. E' allora che ti dici "cavolo, ho fatto 6000 chilometri, sono mezzo rimbambito tra rumore dell'aereo, fuso orario e viaggio scomodo in economy, ma cose del genere non esistono altrove e devono essere viste e provate almeno una volta nella vita...". Again, welcome to the United States of America: land of the free and the home of the brave.

1 commento:

  1. ...e prima o poi le proverò anch'io ... dev'essere un sogno!

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A Grissino piace molto sapere come la pensi: dai, dai, lasciami un commento!! :-P